Giulianini Giuliano

Giuliano Giulianini nasce a Bologna il 22/12/1944 è sposato ed ha due figlie; è stato insegnante di Materie Tecniche, c/o l’ Istituto Tecnico Industriale Statale di Rimini (26 anni nei ruoli ordinari) ed attualmente è in congedo ordinario.
Molte sono le attività amministrative, nel privato e nel privato sociale, che ha realizzato e le attività pubbliche alle quali ha partecipato con ruoli importanti.

ATTIVITA’ AMMINISTRATIVE:

settore privato e privato sociale.

Promotore, socio ed amministratore, dalla sua nascita (1971) fino al 1985, della Cooperativa Sociale COPLHAND di S. Martino dei Mulini (Santarcangelo di Romagna) che gestisce Comunità residenziali e Centri Diurni assistenziali, per portatori di handicap, gravi e gravissimi, con esperienze di inserimento lavorativo, di attività di

tempo libero e vacanze.
Attualmente ne è socio e consulente tecnico.
E’ stato promotore e socio fondatore della Cooperativa Centro medico e Laboratorio analisi “Nuova ricerca” di Rimini.
Nel 1985 costituisce, prima, la Cooperativa di Solidarietà Sociale, poi la Cooperativa Sociale “Lavorare Insieme” che apre egestisce, in successione, sia la Casa di Riposo che la Casa Protetta denominata “Albergo Self” in Viale Adria n° 19 a Miramare di Rimini dove operano tutt’ ora 36 soci-lavoratori e che ospita 73 persone anziane, autosufficienti e non.
Sostenitore, nel 1993, della necessità di un coinvolgimento e coordinamento delle attività svolte dalle Cooperative Sociali della Provincia di Rimini, è promotore dell’ idea di un Consorzio di Cooperative Sociali, che nasce nel 1994 con il nome di Consorzio COEVO, del quale ne assume la prima Presidenza.
Dal 1995 è promotore, assieme al Rev. Don Mario Semproli, della nascita della Cooperativa “Casa dei Nonni - Valmarecchia” con sede nella fraz. di Casale di S. Ermete nel Comune di Santarcangelo di Romagna della quale ne assume la Presidenza.
Questa Cooperativa realizza, sempre a Casale, un Centro diurno assistenziale per 14persone anziane ed una Comunità alloggio (Dirett. Reg. 560/91 e 564/00) costituita da 5 appartamentini polifinzionali, con una capienza complessiva di 9 posti letto per persone anziane.
E’ stato sostenitore e promotore dell’ Associazione Federsolidarietà (Settore sociale di Confcooperative) nella Provincia di Rimini, che ha 41 soci, tra Cooperative sociali e loro Consorzi, con un fatturato annuo di oltre 50 miliardi di vecchie lire e della quale viene eletto primo Presidente, carica dalla quale si dimette, non per incompatibilità ma per semplice opportunità, quando viene eletto, nel 2002, Coordinatore Provinciale di FORZA ITALIA di Rimini.
Attualmente è componente sia del Direttivo provinciale che del Consiglio regionale di Confooperative.

Settore Pubblico.

Dal 1970 al 1980 è stato Consigliere nell’ Amministrazione Provinciale di Forlì per il Gruppo D.C. dove ha svolto prevalentemente la propria attività amministrativa come Commissario nel Dipartimento Sanità e Servizi Sociali;
Dal 1977 al 1981 è stato Amministratore nel Consorzio socio-sanitario “Rimini-nord”;
dal 1980 al 1985 è stato Presidente della Commissione Attività culturali del Quartiere n° 4 del Comune di Rimini;
dal 1981 al 1986 è stato amministratore (Comitato di gestione) e capogruppo D.C. nell’ Unità Sanitaria Locale “Rimini-nord”;
dal 1985 al 1990 è stato Presidente del Quartiere n° 4 del Comune di Rimini;
Dalla nascita dei Decreti Delegati relativi alla partecipazione delle componenti scolastiche nella gestione della scuola, è sempre stato eletto ed ha fatto parte nella componente “Insegnanti”, ininterrottamente, fino al suo ultimo giorno di servizio, nel Consiglio d’ Istituto, dell’ Istituto Tecnico Industriale “Leonardo da Vinci” di Rimini;
Ha diretto e partecipato come insegnante in diversi Corsi di aggiornamento di Operatori socio sanitari;
E’ stato ripetutamente membro di commissioni di esami in Concorsi per personale socio-sanitario;
Ha insegnato nei Corsi abilitanti per Insegnanti di Applicazioni Tecniche maschili;
Ha frequentato e conseguito il Titolo di Coordinatore Responsabile di Casa Protetta, indetto dalla Regione Emilia-Romagna.
E’ consulente e libero professionista, nel settore sociale per lo studio, la realizzazione e la gestione di strutture residenziali e diurne per anziani, curandone gli aspetti organizzativi e gestionali, del sistema HACCP, del DL 626, della Qualità, ecc.

INTERESSI ED ATTIVITÀ’

Da oltre 35 anni segue e partecipa direttamente ed ininterrottamente alle evoluzioni della politica partitica istituzionale e nel sociale;
Ha militato nella D.C. della quale è stato amministratore pubblico e dirigente di Partito per oltre 25 anni.
Si è iscritto a F.I. dalla sua nascita ad oggi ed ha fatto parte del gruppo dirigente di F.I. nella Provincia di Rimini ricoprendo diverse cariche quali la presidenza di un Club, la dirigenza organizzativa, la dirigenza degli Enti Locali fino ad essere eletto nel Congresso Provinciale del 2002 a Coordinatore Provinciale.


Caro elettrice/ore,

questa è, in parte, la sintesi delle diverse esperienze della mia vita privata, sociale e politica.
Oggi, ho accettato l’ invito del mio Partito e degli amici, di mettere al servizio della collettività, l’ impegno, le capacità professionali, le convinzioni, la cultura di governo (coniugata con il sistema della collegialità, della concertazione, della ricerca del bene comune, dove il solidarismo non sia solo di maniera ma soprattutto sostanziale) che mi sono propri, che mi appartengono e che hanno, da sempre, animato e guidato ogni mia attività.
Il mio Programma elettorale, è l’ impegno che assumo con l ‘ intera società riminese;
è un contratto che sottoscrivo e che sottoporrò a verifiche periodiche con le orgnizzazioni sociali, con le associazioni di categoria, con le diverse istituzioni pubbliche e private, nella consapevolezza che senza il confronto costruttivo e la collaborazione con tutte le parti, che devono diventare attori del nostro futuro, difficilmente il “SISTEMA RIMINI”, fondamentale per il rilancio della nostra economia, potrà decollare.

Rimini 12-13 Giugno 2004
                                                                                             Giuliano Giulianini

Un Programma elettorale per la Provincia di Rimini, per sostituire il “sistema che non c’è” con un autentico “sistema Rimini”.
PREMESSA E QUADRO COMPLESSIVO:

Piano territoriale di coordinamento:


deve essere elaborato collegialmente (tra soggetti pubblici, sociali, associazioni private e non profit, ecc.) e deve determinare gli indirizzi generali dell’ assetto del territorio, le destinazioni delle diverse aree in relazione alla loro vocazione, le maggiori infrastrutture e le principali linee di comunicazione, gli interventi per la sistemazione idrica, idrogeologica e idraulica-forestale, l’ istituzione di parchi o riserve naturali e le loro competenze, ecc..

Ruolo istituzionale della Provincia:

Purtroppo quanto sopra è stato limitato, dal ruolo prevaricatore che la Provincia ha tenuto sia nei confronti di molti Comuni, il più delle volte, bloccati nelle loro iniziative di sviluppo (Città delle colonie e Paduli come ultimi recenti episodi) sia di molte realtà sociali escluse da una concertazione che producesse fatti e non solo fiumi di parole, fini a se stesse.
Non può rimanere inascoltato il “grido di dolore” delle Associazioni di categoria più rappresentative, comprese quelle politicamente vicine alla Presidenza uscente, per i lunghissimi tempi di realizzazione di qualunque infrastruttura con il risultato di avere minori investimenti e maggiore disagio sociale.
Parimenti deve essere recupero il ruolo del Consiglio Provinciale: la modifica del Titolo V della Costituzione e le nuove competenze, attribuiscono alla Provincia atti fondamentali e di indirizzo politico-amministrativo essenziali alla vita della Comunità; è quindi opportuno e legittimo che questi atti rimangano alla competenza dell'organo di rappresentanza democratica cioè il Consiglio Provinciale che ha solo questi strumenti per indirizzare concretamente l'attività di governo dell'esecutivo.

Stato della Provincia di Rimini

Il "Sole 24 Ore" sulla qualità della vita, dipinge la Provincia di Rimini in evidente stato di crisi e le assegna un ruolo di cenerentola non solo nei confronti con le altre Province dell’ intera Regione ma anche delle altre Province della sola Romagna.
Una Provincia meno sicura, dove è in calo lo spirito di impresa e dove ci sono meno ricchi, o meno persone con la sicurezza per il proprio futuro, dove emerge l’ insufficienza di un tessuto infrastrutturale, ancora da costruire.
A questa analisi, ne sono seguite altre: uno studio presentato dalla Fondazione Carim di Rimini,elaborato dalla Facoltà di Economia dell’ Università di Bologna, sede di Rimini, dall’ Ufficio studi della Camera di Commercio di Rimini e commentato dal Prof. Zamagni, dalla qualesi ha la riconferma che la nostra Provincia è la peggiore, di tutte le altre Province dell’ Emilia Romagna.
L’ economia provinciale è in una crisi strutturale profonda”, ha affermato il Presidente della Fondazione CARIM Prof. Chicchi Luciano mentre Massimo Degli Esposti faceva notare che nella Provincia di Rimini “il tasso d’ innovazione è il più basso che nel resto della Regione”e concludeva il Prof. Stefano Zamagni, docente di Economia politica dell’ Università di Bologna e non certo del Centro-destra, affermando che la crisidella Provincia di Rimininon è imputabile allo scenario nazionale”.
Se la Provincia e le sue Città vogliono tornare a sognare, occorre un patto sociale, “qualcosa di straordinario” rispetto il grigiore di sempre, affermava a sua volta il Presidente Maggioli della Camera di Commercio.
La crisi c’è, la crescita è vicina allo zero” aggiungeva il Presidente dell’ Associazione Industriali Ing. Aureli, al quale si univa anche la Confcommercio e la Confartigianato chechiedevano forme concrete e non parolaie, per “lavorare tutti insieme”, per fare il “sistema Rimini che indirettamente riconoscono che non esiste.
Anche la CGIL conferma lo stato di crisi che esiste nella nostra Provincia ma, per contro, non è riuscita ad ottenere, dal Presidente uscente, nemmeno una risposta alla richiesta di attivare un tavolo di confronto sull’ economia provinciale.
Queste le dichiarazioni di personaggi ed Istituzioni pubbliche non di parte!
Ma non basta: oltre il danno anche la beffa; cioè alle popolazioni del riminese, è stato anche regalato un sistema di tassazione locale che ha visto i riminesi penalizzati in maniera superiore ad altre Province: circa il 200% in più nell’ ultimo decennio: dati elaborati e raccolti dalla Facoltà di scienze statistiche sede di Rimini.
La politica del Centro sinistra che, pur avendo a disposizione il governo di TUTTI gli enti pubblici, Comuni, Provincia, Hera, Tram, Aeroporto, Fiera,Regione, ecc.) non è ancora riuscita a dare quelle risposte globali e sinergiche, necessarie per rilanciare uno sviluppo sostenibile, è la dimostrazione tangibile dell’ incapacità di gestire il “nuovo” che avanza.
Ed è in questo quadro di riferimento che si colloca il mio
Programma elettorale 2004 per la PROVINCIA DI RIMINI
Principi di riferimento:

L’ Ente pubblico deve “aiutare chi sa fare le cose” invece che “fare da solo”!
Sostituire il “fare per”, tipico ed imposto dal Centro sinistra, con il “fare con”, e questo non solo perché lo credo politicamente più corretto, ma anche perché più efficace.
Coinvolgere tutti gli interessati, nei processi di trasformazione in atto nella nostra società, in fase di continua evoluzione, è il miglior sistema, più efficace e produttivo, per affrontare qualunque tema: dalla crescita economica, alla coesione sociale, dall’ immigrazione e integrazione sociale, alla lotta alle povertà, dalle iniziative tendenti ad uno sviluppo industriale durevole, alla programmazione del sociale, ecc.; tutto questo riesce meglio con l’ ascolto, con il coinvolgimento e la partecipazione dei soggetti interessati.

Con queste premesse, tre sono le direttive sulle quali intendo operare: Famiglia, Qualità della vita ed Economia.

a) Una politica per la FAMIGLIA

Nuove povertà:
Il disagio sociale sta diffondendosi anche sul nostro territorio ed ancora non ha avuto risposte credibili da quasi tutti Comuni e dalla stessa Provincia. Mi riferisco alle “nuove povertà”, cioè persone che versano in situazioni di povertà estrema o senza fissa dimora o in presenza contemporanea di fattori disagianti, incapaci a soddisfare i bisogni primari (alimentazione, mancanza di casa, vestiario), o condizionati da malattie, o dipendenti da alcol o droga, o isolati dalla rete familiare e sociale, con difficoltà relazionali ecc.
Pertanto ritengo che la situazione necessiti di una risposta specifica che nasca dalla conoscenza della reale entità delproblema: quindi intendo monitorare il fenomeno e, sulla base delle conoscenze che acquisiremo, sviluppare, d’ intesa con i Comuni, l’ Azienda USL ed Forum del terzo settore, sia progetti di interventi individualizzati, sia sviluppare, attraverso l'utilizzo di servizi differenziati, un sistema di protezione, a rete.
Parimenti intendo costituire un Fondo specifico dal quale attingere contributi sia per garantire un minimo vitale, sia per promuovere interventi a favore della famiglie in difficoltà.
A questi dovranno seguire altri interventi politici, sulla riduzione delle tariffe e dei costi dei servizi socio-sanitari (asili nodo, scuola materna, specialistica, gas, acqua, ecc.)
In questo quadro, ritengo necessario procedere anche con la costituzione di una Consulta per una politica per le famiglie, che avrà il compito di confrontarsi e continuare a monitorare il fenomeno dei nuovi disagi, cercando forme di difesa del diritto e di aiuto alla vita, fin dal suo concepimento, nonchè procedere poi, alla verifica dell’ efficienza dei servizi erogati.
Credo altrettanto necessario definire, d’ intesa con l’ ACER e le associazioni private, forme di collaborazione, garantite dalla Provincia per la ricerca di abitazione, a costi politici, per gli affitti, ed a tassi agevolati per mutui a lungo termine, per garantire eventuali acquisti abitativi o comunque, residenze protette nonché iniziative di pronto intervento a favore delle donne sole, in difficoltà ed in gravidanza e dopo il parto.
Con le associazioni imprenditoriali, la Provincia dovrebbe farsi tramite per cercare forme di lavoro a domicilio, part-time e corsi di formazione professionale non generici ma finalizzati al posto di lavoro, effettivamente disponibile.
Il fine deve essere quello di dare sicurezza sociale.

Controllo dei prezzi:
La Provincia avrebbe dovuto attivare, dall’ ingresso nell’ Euro, d’ intesa con
le categorie dei produttori, commercianti e consumatori ed altri soggetti pubblici, un Comitato provinciale prezzi, che avrebbe dovuto svolgere un costante monitoraggio e controllo continuo dei prezzi dalla produzione (se nel nostro territorio) alla commercializzazione ed al consumo.
Tutto questo non è stato fatto in misura sufficiente e si è preferito scaricare su altri, compiti di coordinamento e di collaborazione sociale reciproca, che si potevano definire e gestire maggiormente a livello locale, con il concorso delle realtà presenti, che a livello nazionale.
Mi attiverò per realizzare questo strumento di coesione ed utilità sociale, oggi improduttivo.

Aborto e sua prevenzione:

Dar vita, assieme ai Comuni, ad una rinnovata applicazione della
Legge 194 (aborto) in tutte le sue parti: la Legge deve essere realizzata nella sua pienezza, non solo per quella parte che privilegia più gli aspetti abortivi ma sopratutto quelli riferiti alla prevenzione. Ritengo che molte Amministrazioni locali, Comuni e Provincia, siano ancora inadempienti e brillino per un colpevole vuoto di iniziative.
La recente richiesta di diverse associazioni del volontariato cattolico, alle Giunte di Centro-sinistra per convocare Consigli Comunali aperti alla discussione, nonché di poter presenziare all’ interno dei consultori al fine, non di revocare la Legge 194, bensì di darne piena e completa attuazione a quanto stabilito dagli art.li 1, 2 e 5 , non sono ancora state pienamente accettate e condivise!
Credo altrettanto necessario, in questo quadro, sostenere e salvaguardare l’ obiezione di coscienza degli operatori sanitari.
Occorre promuovere iniziative di educazione alla maternità responsabilità che sostengano la donna di fronte ad un problema drammatico quale è l’ aborto; si deve.affermare e sostenere, con atti concreti, non con semplici affermazioni di facciata, la vita piuttosto che la sua soppressione.

Anziani e disabili:

Deve essere rivisto tutto il sistema del welfare in funzione della domanda
crescente e diversificata, legata alla diversità dei bisogni dell’ invecchiamento e delle disabilità.
Ritengo necessario operare d’ intesa con i Comuni ed il Terzo settore, per definire collegialmente le iniziative tese migliorare il servizio di assistenza domiciliare integrata: oggi il servizio risponde solo per alcuni bisogni ed in maniera troppo parziale, lasciando alcuni aspetti, quale, ad esempio, la solitudine, senza risposta .
Per questo intendo proporre ai Comuni, e collaborare come Provincia, alla nascita di Centri sociali e Centri diurni per anziani e disabili, aperti alla società, che potrebbero essere la risposta, in termini quantitativi, che oggi manca.
Così come devono essere realizzati dei centri residenziali oppure appartamenti polifunzionali, capaci di dare certezza sociale, non solo come disponibilità dei servizi al proprio foglio, ma anche come gestione tutelata della sua vita, “dopo i genitori”.
Parimenti manca un coordinamento soddisfacente tra la TRAM e le Cooperative sociali intese queste, sia come utenti, sia come fornitori diretti o convenzionati, dei servizi di trasporto per i disabili.
La Provincia deve farsi carico di questo tipo di risposta che oggi è insufficiente, sia promovendo e coordinando i momenti di incontro tra i diversi soggetti interessati per definire un protocollo operativo, sia facendosi anche carico di specifici finanziamenti.

Terzo settore e suo ruolo:

La Provincia, in questo contesto, dovrà, assieme ai Comuni interessati ai
singoli provvedimenti, farsi carico dello sviluppo del Terzo settore (sociale) con l’ erogazione di contributi per interventi finalizzati alla realizzazione di servizi socio-assistenziali integrati con la rete dei servizi, già presenti.
Questo presuppone un sistema Welfare concettualmente rinnovato; oggi gli Enti locali, praticamente gestiscono i servizi sociali in forma diretta o convenzionata, al 100% ed al massimo 'concedono” ai privati, quello che loro non riescono a gestire, ma che vogliono comunque controllare.
Il recente caso di San Patrignano, è l’ ultimo esempio: un’ Associazione il cui ruolo è riconosciuto a livello internazionale e che rappresenta un esempio di unità fra le persone in nome di un ideale, che genera risposte al bisogno umano, viene sottoposta ad un tentativo di sottomissione politica, tramite rigidissime disposizioni amministrative, definite “requisiti minimi”.
Una normativa questa, studiata apposta per generare, non solo per S. Patrignano ma per tutte le strutture sociali che dipendono dalle autorizzazioni comunali, le condizioni di una sudditanza politico-ideologica ed un rigido controllo sociale, da parte degli Enti pubblici di controllo, che sono numerosi.
Chiaro esempio di come l’ ideologia, secondo il centro sinistra, prevalga ancora sui risultati.
Ma quel che è peggio è che detta normativa costituisce, come “suggerito” dalla Regione, le condizioni per una “contrattazione programmata” che vede l’ Ente pubblico in una posizione dominate ed il privato sociale ONLUS, in posizione subalterna, costretto ad accettare soluzioni e tempi predefiniti, con la continua pesante minaccia della chiusura se non rispetterà i requisiti imposti!.
Situazione analoga fu vissuta dell’ Associazione Papa Giovanni XXIII quando, a seguito della Direttiva Regionale 564, fu messo in discussione anche il percorso educativo, la libertà culturale e
l’ autonomia di gestione delle Case famiglia.
Si sappia la mia ferma opposizione a tutte queste norme che sconfinano nell’ ingerenza e controllo dell’ altrui autonomia, culturale ed operativa

Sanità:
Esprimo forte preoccupazione per i ritardi e le liste di attesa, per le troppe prestazioni sanitarie “sofferenti” nonostante le promesse fatte a suo tempo dalla Regione.
Sull’ argomento devo denunciare l’ incredibile silenzio (chi legge potrà confermarlo) dell’ uscente Presidente della Provincia, che nella sua veste di Presidente della Conferenza sanitaria territoriale, di fronte a questa grave situazione, non solo avrebbe potuto, ma avrebbe dovuto intervenire sia per dovere sociale, che per competenze d’ ufficio.
Così come, il Pronto soccorso (a volte si dovrebbe dire il “lungo soccorso”) di Rimini deve dare risposte, nei modi e tempi, sempre più adeguati al bisogno: ma stiamo ancora aspettando!.
Il Presidente uscente, pur riconoscendo che “le principali cause di morte nella popolazione della nostra Provincia, sono le malattie del cuore e dai tumori” non ha adottato, nonostante il suo ruolo di coordinamento, assieme all’ Azienda USL, che scarsissime iniziative in questo senso,
E poche sono state le iniziative assunte per alleviare le sofferenze di chi (oltre il danno anche la beffa) colpito dal tumore, è stato costretto ad esempio, per la radioterapia, a recarsi in siti lontani da Rimini come Bologna, Ravenna o Cotignola con costi e disagi notevoli per se e per i propri familiari.

Da parte mia assumo l’ impegno di promuovere, in tutta la Provincia, l’ incentivazione delle azioni già in essere nonché operare, d’ intesa con l’ Azienda USL ed il personale sanitario interessato, per portare sul territorio, il “Piano nazionale di prevenzione attiva 2004/06”, riferita al cuore, (Carta di valutazione del rischio cardiovascolare), allo screening mammografico, della cervice uterina, ricerca di sangue occulto nelle feci, prevenzione del diabete, prevenzione oncologica e uso dei vaccini; questo, non solo produce prevenzione ma anche un risparmio di costi: prevenire infatti costa meno, che curare, sia in termini sociali che economici,!
L’ imposizione del Presidente uscente, ha poi prevalso sulla volontà dei singoli consiglieri del centro sinistra, che prima espressero seri dubbi ma poi si adeguarono, anche sulla cosiddetta “Area vasta Romagna” e cioè dell’ accorpamento in altri Comuni fuori della nostra Provincia, di alcuni nostri servizi, quali il laboratorio analisi ed il centro trasfusionale, la farmaceutica ed il pronto soccorso (il 118).

Occorre ridefinire i Piani per la salute, necessari sia per conoscere i bisogni di salute della nostra popolazione, sia per elaborate politiche sanitarie da proporre.
Ad esempio, occorre definire i percorsi tecnico-organizzativi, tali da rendere possibile e migliorare la continuità delle cure dopo l’ ospedale, e questo non potrà avvenire se non in accordo con la rete dei servizi a tutela del malato, presente sul territorio.
I Piani della salute, come i Piani di zona per il sociale, hanno due vizi d’ origine; il primo è che non sono stati elaborati con la presenza e partecipazione dei diversi soggetti pubblici e privati come la Legge prevedeva, ma solo una parte degli attori è stata chiamata; il secondo e che questi Piani, sono prevalentemente la fotografia dell’ esistente, contrariamente a quello che invece prevedeva la Legge istitutiva, che li indicava come nuovi strumenti per qualificare ed innovare le strutture ed i servizi sociali della nostra Regione;

A questo proposito è mia intenzione impegnarmi perché la Provincia eserciti quel ruolo che il Piano di zona espressamente le attribuisce e precisamente “ non solo il coordinamento ma uno specifico sostegno e supporto all’ implementazione ed attuazione dei servizi sociali esistenti soprattutto con riguardo alle nuove sperimentazioni ed al contributo dei diversi attori sociali”.
Ed è in questa prospettiva che intendo attivare, fin dall’ inizio del prossimo mandato amministrativo, un “Tavolo permanente di confronto” con tutti i soggetti del Forum Terzo settore, per fare quello che ancora oggi manca: un piano di sviluppo sul territorio di strutture e servizi tale da garantire una quantità ed elevata qualità, dei nostri servizi sociali.

Mi sento infine di porre particolare attenzione a quella che viene chiamata la “second opinion” (doppio consulto medico)che costituisce un confronto con altre strutture sanitarie in Italia ed all’ estero, ad altissimo livello di medicina all’ avanguardia; al riguardo intendo esaminare la possibilità di far nascere un centro specializzato d’ eccellenza anche su questa materia.

b) CITTA’ VIVIBILI E SICURE

La tutela e valorizzazione dell'ambiente:
Alcune regole dovrebbero diventare il patrimonio di
ogni cittadino ed ognuno dovrebbe sentirsi responsabile dell’ ambiente in cui vive, da difendere e tutelare;
la Provincia, dovrà favorire e coniugare lo sviluppo economico con la tutela del territorio grazie all’ attivazione di una normativa che consenta una gestione compatibile, eco sostenibile, di ogni iniziativa produttiva, con l’ ambiente.

Viabilità e mobilità extra urbana ed infrastrutture

Nella quasi totalità dei Comuni del riminese, resta preoccupante la crisi di vivibilità e mobilità urbana ed extra urbana, con particolare riguardo alla viabilità e quindi al traffico, alla carenza di parcheggi, inquinamento acustico e ambientale.
La viabilità che è difficile nei giorni lavorativi, diventa impossibile nei giorni festivi e durante il periodo estivo: i mezzi pubblici sono insufficienti o sotto utilizzati (alcuni viaggiano vuoti), dimostrando una carenza di programmazione e spreco di risorse.
Le ricadute negative sul turismo, sulla distribuzione commerciale, per la piccola e media industria e l’ artigianato, sono innegabili.
Lo stato delle strade dei nostri Comuni e della nostra Provincia necessitano di notevoli investimenti sia per la loro messa in sicurezza, sia per migliorare i collegamenti.
Ad esempio l’ ipotesi della “messa in sicurezza della Marecchiese” che sta realizzando la Provincia, ha veramente una “dimensione urbana”, come ha anche di recente detto il Presidente uscente, vista l’ entità minimale degli interventi realizzati che non sono altro che un palliativo ben lontano da quegli standard minimi che invece dovrebbe avere; per questo chiederò, dopo le elezioni, un incontro con i Comuni dell’ alta Val Marecchia ed alla Provincia di Pesaro, per iniziare l’ iter necessario per individuare un percorso alternativo all’ attuale Marecchiese (uno studio già esiste) che consenta un collegamento rapido tra la Romagna, le Marche e la Toscana e liberi da quel tipo di traffico, l’ attuale percorso.
Lo stesso dicasi per la viabilità di collegamento della riviera con l’ entroterra, che in molti tratti presenta gradi di pericolosità ancora elevati, in particolare nell’ alta Valconca e nell’ alta Valmarecchia.
Ma non basta: ricordo che i finanziamenti per questi tipi di interventi, non sono decisi ed assegnati autonomamente dalla Regione ma vengono definiti e ripartiti sulla base delle richieste presentate dalle Province.
O la Provincia di Rimini ed il Presidente uscente, non hanno fatto presente lo stato delle nostre strade provinciali, oppure è del tutto irrilevante il loro peso politico sia nel contesto regionale che in quello Romagnolo (la altre Province romagnole hanno attenuto di più)
Comunque sia, questa situazione di inefficienza della Provincia, penalizza per l’ ennesima volta, i riminesi che si vedono assegnare dalla Regione finanziamenti per la manutenzione delle loro strade, che non sono nemmeno il classico piatto di lenticchie!
In questo quadro dal quale risulta in maniera inequivocabile il peso politico degli Amministratori uscenti, parlare, da parte degli stessi del CORRIDOIO ADRIATICO è solo un sogno; al contrario sarebbe invece una scelta strategica per favorire i collegamenti tra i Paesi dell’ Europa del centro nord e la nostra riviera, senza passare da Bologna con cadute favorevoli per il nostro turismo, commercio e quindi il nostro benessere.

Vivibilità: TRC
E’ importante ed urgente realizzare opere ed infrastrutture che possano diminuire,
nei collegamenti tra Bellaria e Cattolica ed all’ interno di Rimini, l’uso del mezzo privato a favore dei mezzi pubblici, con notevoli benefici in termine di riduzione dell’ inquinamento sia ambientale che acustico; per questo devono essere definiti e realizzati quei progetti che hanno buone possibilità di raggiungere questi obiettivi, che siano autosufficienti dal punto di vista della gestione finanziaria e che siano veramente utili alla comunità.
Il Progetto presentato dal Presidente della Provincia uscente, sul TRC (metropolitana di Costa), non ha questi requisiti!
Credo di poter affermare che i riminesi non sono contrari al TRC, sono contrari a questo TRC ed alla sua collocazione a fianco della ferrovia.
E’ sbagliato sia come percorso (con un impatto ambientale disastroso che vede espropri, demolizioni di edifici e tratti in galleria artificiale adiacenti ad edifici abitati) sia come intervento capace di incidere in maniera determinante (come dovrebbe essere, visti gli alti costi, pari a 99 milioni di Euro) nella riduzione del traffico e nel collegamento veloce tra aree importanti della costa riminese.
Sono già stati spesi circa 12 miliari delle vecchie lire di denaro pubblico (il nostro denaro) senza approdare a nulla;
si prevedono ulteriori enormi costi di realizzazione senza che venga definito nessun interesse da parte di privato che possa ridurre l’ enorme costo economico;
il tutto poi potrebbe risultare inefficace alla soluzione dei problemi del trasporto pubblico;
permane, anzi si amplia la frattura tra Città e mare;
si prevedono enormi costi di gestione che, alla luce delle prospettive di utilizzo, sarà probabilmente deficitaria anche nei mesi di maggior utilizzo.
A questa ipotesi deficitaria e non risolutiva del problema traffico costiero, propongo un’ alternativa che, se decisa dalla Provincia e condivisa dai Comuni interessati, può avere un alta percentuale di realizzazione.
Credo sia giunto il momento per cambiare rotta ed incominciare a pensare in grande.
E pertanto, propongo, e lavorerò, per lo spostamento della ferrovia a monte di Rimini: la soluzione è quella di rendere percorribile per il TRC, l’ attuale percorso ferroviaria, riadattato a percorso protetto di un mezzo elettrico.
Ma perché spostare la ferrovia?
Perché è una barriera, o meglio una "lama" che lacera Rimini, e la sua collocazione vicinissima al mare, crea i problemi più gravi ai residenti, ai commercianti, agli albergatori ed ai turisti in termini di inquinamento acustico e ambientale, di sicurezza e di qualità della vita.
Lo spostamento a monte della linea ferroviaria oltre che mettere in sicurezza tale linea, permette di pensare anche all’alta velocità, con l’ apertura del “Corridoio Adriatico” che consentirebbe alle città costiere, liberate dalla ferrovia, un notevole incremento economico.
Con il suo spostamento il nuovo percorso del TRC si svilupperà, nel tracciato dell’ attuale rete ferroviaria con mezzi su gomma a propulsione elettrica, non vi saranno più inquinamenti ne acustici che ambientali e sarà capace di collegare e permettere spostamenti rapidi sia al turista interessato a visitare o spostarsi in luoghi diversi, sia ai residenti che potranno meglio orientarsi sul trasporto pubblico.
Quindi nessun esproprio, nessuna demolizione, nessun ingombrante pannello fonoassorbente o gallerie artificiali che costeggiano le abitazioni; anzi, il percorso da Bellaria a Cattolica, sarà costeggiato da piste ciclabili e pedonali, parcheggi di scambio del mezzo privato (che viene lasciato nel parcheggio, ampio e capiente) con quello pubblico (TRC), che consentirà collegamenti tranquilli e veloci, localini tipici della Romagna o altre iniziative commerciali, giardini, locali di ristoro, balere, ecc..
Questa è l’ unica soluzione, in grande, se si vuole presentare una “nuova cartolina” della riviera romagnola che sostituisca l’ attuale divisione urbana delle nostre Città, provocata della ferrovia e che il Presidente uscente vuole ulteriormente aggravare con il TRC.
Ricordo che il parere favorevole della Commissione tecnica del Ministero non è determinante se il nuovo Presidente della Provincia, d’ intesa con i Comuni interessati, decidessero di iniziare il nuovo l’ iter per lo spostamento della ferrovia; ripeto, un impegno questo che oggi pubblicamente mi assumo.

La rielezione del Presidente uscente permetterebbe invece il prosieguo della pratica in corso. in attesa del via libera e quindi la realizzazione del tracciato già presentato, con tutte le conseguenze disastrose sopra elencate.
La mia elezione invece, mi permetterebbe di attivare immediatamente le procedure per il trasferimento della linea ferroviaria a monte, con una stazione fulcro dei collegamenti con la riviera di Rimini, con S. Marino, con l’ aeroporto, la Fiera ed il Palacongressi

Vivibilità: la zanzara tigre:
La presenza nel nostro territorio della “zanzara tigre” ha pesantemente
condizionato i nostri ritmi di vita, ha modificato la nostra esistenza e contribuisce a rendere le Città, invivibili, con danni notevoli anche per il turismo.
Le iniziative in essere sono diversificate da Comune e Comune ed anche la guida di Hera non sta dimostrando di esercitare, in maniera sufficiente, quel coordinamento necessario perché
l’ intervento possa produrre su tutto il territorio gli effetti sperati.
In tutto questo il ruolo della Provincia, che deve esercitare il suo potere di coordinamento, coinvolgendo e razionalizzando i diversi interventi, è del tutto insufficiente;
l’ impressione è che i Comuni vadano in ordine sparso, spendendo cifre di per se rilevanti ma scoordinate, con il rischio, sempre presente, che le iniziative dell’ uno possano essere inficiate dalle carenze dell’ altro, a tutto vantaggio della zanzara tigre che continuerà ad infierire sui nostri corpi, per l’ incapacità di chi era chiamato a dare risposte.

Vivibilità: smaltimento rifiuti solidi urbani:
La quantità di rifiuti urbani prodotti ogni anno continua ad aumentare.
La Provincia di Rimini, da un lato deve attivare e potenziare, iniziative politiche ed economiche che favoriscano la raccolta differenziata (oggi sottodimensionata) il riciclaggio e compostaggio, la trasformazione energetica: il rifiuto può diventare una ulteriore risorsa economica.
Al riguardo occorre definire un protocollo d'intesa tra la Provincia e Federambiente per la ricerca ed il confronto dei dati e delle conoscenze reciproche, riferiti alla produzione di scarti che finiscono nei cassonetti della nostra Provincia.nei diversi periodi dell’ anno.
Al contrario, l’ ipotesi delle discariche e degli inceneritori, necessita anch’ essa di una programmazione, che oggi non esiste, che definisca la loro dislocazione sul territorio, che non dovrebbe avvenire se non con il coinvolgimento e condivisione dei Comuni interessati.
Al riguardo esprimo grande preoccupazione per le dichiarazioni di Hera di realizzare un nuovo forno e una nuova centrale termoelettrica a Coriano in un area che interessa, con innegabili ricadute di polveri fini, anche i Comuni di Riccione e Misano.
E’ mia intenzione chiedere ad Hera, della quale la Provincia è una parte importante, di rivedere quel piano industriale e ricercare, d’ intesa con i soggetti interessati, soluzioni alternative e condivise dagli stessi.

Vivibilità: Equilibrio energetico
Purtroppo, a fronte della carenza energetica che esiste nel nostro
territorio provinciale, brilla la contraddittoria e voluta, confusione delle scelte politico- amministrative della Provincia uscente che palleggia, confonde e scarica, ai diversi livelli amministrativi istituzionali, proprie responsabilità, nel disperato tentativo di ricrearsi una verginità politico-locale e nel contempo realizzare comunque, senza pagare in consensi, la centrale termo elettrica a Ribano di Coriano.
Ricordo che le Regioni hanno il ruolo essenziale nel definire, assieme alle Province, un Piano energetico regionale che, oltre alle soluzioni più comuni, tenga conto e favorisca anche l’ utilizzo di fonti alternative di energia pulita: eoliche, foto voltaiche, solare, ecc. capace di dare, Regione per Regione, una autonomia energetica territoriale.
Purtroppo la Provincia di Rimini, pur soffrendo di carenza di energia elettrica rispetto ai consumi, ancora non è stata capace di darsi un piano energetico provinciale che presenti la possibilità concreta di incentivare iniziative di fonti energetiche alternative ed eco compatibili, e nel contempo sia risolutivo, ma anche condiviso dalle popolazioni interessate.

La Provincia oggi ha la responsabilità primaria di individuare, se vuole, un sito alternativo a Ribano ma il Presidente uscente ha già confermato detto sito: solo le popolazioni interessate, di Riccione, Misano e Coriano, potranno, se vogliono, farli nascere altrove: con il loro voto contro il Presidente uscente.

Vivibilità: Inquinamento delle acque: mare e fiumi
Il mare ed il suo stato, sono una risorsa irrinunciabile per Rimini e la sua
Provincia; purtroppo sembra che questa affermazione, che implica poi comportamenti politici ed amministrativi conseguenti, non è ancora stata acquisita nella sua completezza, nella politica di chi ha “governati da sempre” i nostri territori.
Tutti gli anni si susseguono nella nostra Provincia fenomeni di inquinamento sia dei nostri fiumi, sia del nostro mare, con zone anche a rischio di balneazione (Bellaria insegna).
La rete fognaria e gli impianti di depurazione ancora insufficienti e, quest’ ultimi, soprattutto “vecchi” come concezione tecnica.
Manca un efficace collegamento con S. Marino, per definire i parametri di garanzia che lo stesso deve assicurare per i corsi d’ acqua che lo attraversano, ma che scaricano poi nel nostro mare.
Non ritengo sufficiente il ruolo che ha fino ad oggi esercitato la Provincia sull’ argomento.
E’ inoltre assente uno studio valido sullo stato delle acque e dell'ecosistema fluviale, marino e costiero: occorre un monitoraggio costante delle diverse situazioni dei nostri fiumi, nonché di tutto l'arco costiero che si estende non solo da Cattolica a Bellaria, ma che vada oltre e sconfini, anche nella Provincia di Forlì e Pesaro: il mare “non ha confini” e quello che succede nella Provincia accanto può avere delle immancabili ricadute sulle nostre coste.
Non è sufficiente oggi, limitarsi alle analisi chimiche dei campioni prelevati; necessita anche uno studio fisico delle correnti costiere, di quello che accade tre le scogliere e la spiaggia dove la produzione di fanghi crea problemi ambientali e capire, visto lo stato dei nostri depuratori, come avviene la diffusione in mare degli “inquinanti” provenienti dagli stessi depuratori.
E’ necessario individuare per gli scarichi degli impianti di depurazione, i punti di immissione migliori in base a considerazioni determinate dalla profondità, dalla distanza dalla costa e dalle condizioni delle correnti.
Di rilevante vi è che detti studi e simulazioni, possono essere anche utilizzati per monitorare e controllare i fenomeni di erosione delle coste della Provincia, che ancora oggi hanno risposte, delle amministrazioni di sinistra, del tutto parziali, costose e per nulla risolutive (Riccione, Misano insegnano).

Quello che oggi la Provincia promuove o chiede alla Regione, è assolutamente insufficiente alle necessità del nostro mare e della nostra costa.

Un’ alternativa agli scarichi “a mare”, può essere costituita dal riutilizzo di acque reflue urbane recuperate per fini produttivi. Esperienze fatte da altri possano contribuire ad attivare questa pratica anche nella nostra Provincia, sia per la nostra agricoltura, che ha sofferto nel 2003 gravi problemi di siccità, oppure per respingere l'intrusione salina, che rappresenta una grossa minaccia per le nostre falde fluviali vicino alla costa. Occorre pensare per tempo e prevenire gli effetti devastanti che potrebbe avere una nuovo periodo di siccità nell’ economia agricola della nostra Provincia ed ipotizzare da subito, impianti di distribuzione sul territorio, di queste acque, che si integri in un sistema di approvvigionamento e di equilibrio dei consumi delle acque destinate all’ agricoltura.

Vivibilità: siccità
La siccità che nell’ estate del 2003 ha colpito anche la nostra Provincia, soprattutto
nell’ agricoltura non esclude, se le modifiche climatiche dovessero perdurare, che nei prossimi anni sia anche a rischio la disponibilità di acqua per le famiglie, per l’ industria e per il turismo della provincia di Rimini. L’ agricoltura ha già subito nell’ estate, crolli produttivi rilevanti che sono anche la conseguenza di una politica miope con modeste iniziative preventive, sempre sottostimate; manca sull’ argomento uno studio (capace di definire una serie di interventi) che, data la necessità di una visione complessiva, non può che essere promosso e coordinato dalla Provincia, fino ad oggi del tutto assente.
Anche in questo è necessario cambiare guida e nello specifico è mia intenzione attivare la Provincia per elaborare quello studio che manca e che individui nuove fonti alternative di approvvigionamento idrico; ad esempio: le cave del marecchia, ripulite e riadattate, che possono diventare nuovi bacini di accumulo, una rete distributiva moderna e strategica che riduca al minimo gli sprechi, l’ utilizzo di acque reflue, la creazione e dislocazione di vasche-serbatoi “leggeri” di accumulo posizionati strategicamente sul territorio, capaci di distribuire poi l’ acqua nei bacini di utenza limitrofi, la diversificazione del prelievo in funzione dell’ utilizzo; tutto questo può, se messo “a sistema”, rappresentare la risposta al possibile fabbisogno idrico dei prossimi anni del nostro territorio.
Non credo più pensabile, continuare a gravare, per il territorio della Provincia di Rimini, solo sulle falde acquifere del Marecchia o sull’ invaso del Conca, che potranno invece trovare un loro utilizzo o riequilibrio, grazie ad una intelligente interconnessione e solidarietà fra i diversi sistemi di approvvigionamento e distributivi sopra individuati.
Il CER (Canale emiliano romagnolo) è importante, ma anch’ esso è vulnerabile (dipende prevalentemente dal Po che ha avuto nell’ estate scorsa, portate notevolmente ridotte), così come lo sono anche le acque dell’ invaso di Ridracoli, soggette anch’ esse a crisi di siccità (il 2003 ha visto abbassamenti del livello mai prima registrati).

La disponibilità di tutte queste acque possono rappresentare, se messe “a sistema”, insieme a quelle del Marecchia, la soluzione più immediata ed efficace ad eliminare dalla nostra Provincia il rischio “siccità”.

Vivibilità: Sicurezza
al fenomeno del nuovo terrorismo si innesta il problema della micro
criminalità.
Si avverte anche un senso di vittimizzazione potenziale, cioè è aumentato il timore di subire atti criminosi, furti, aggressioni e scippi.
Anche questo danneggia non solo la nostra vivibilità, ma anche il nostro Turismo.
Per questo, come Provincia di Rimini, ritengo di proporre, alla Camera di Commercio, alle Associazioni degli imprenditori, ai Comuni ed alle forze dell’ ordine, la sottoscrizione di un Protocollo d’ Intesa, (esperienze simili già esistono ed hanno ottenuto risultati importanti), che definisca come obiettivo comune, il costruire e diffondere, insieme, una nuova cultura della sicurezza e della legalità, all’insegna della partecipazione, della comunicazione e dell’interazione di priorità condivise. Può diventare la formula vincente per promuovere la qualità dei servizi sul territorio e accrescere la capacità di gestione del rischio criminalità e delle misure di prevenzione da adottare con riferimento alle specificità locali e quindi al turismo ed al commercio.
Ma non solo: oltre a valorizzare il sistema produttivo, la sperimentazione consentirà di ottenere importanti benefici anche alla vivibilità dell’ambiente cittadino e di miglioramento del livello di sicurezza percepita dall’intera comunità.
L’intento perseguito è quello di costruire e diffondere, la cultura della sicurezza e della legalità, basata sulla collaborazione tra le aziende, la Questura, il Comando dei carabinieri e i gruppi di Polizia municipale dei singoli Comuni. La strategia che dovremmo adottare è quella di creare un’intensa e continuativa comunicazione dei problemi e delle attese, per realizzare un’offerta di sicurezza “su misura” dei vari quartieri e delle diverse aree comunali, tese a a migliorare la vivibilità dell’ambiente economico-sociale di tutto il territorio riminese.
Tale esigenza nasce dalla convinzione che la sicurezza rappresenta un preciso fattore competitivo del tessuto imprenditoriale, soprattutto estivo, delle nostre città che può essere migliorato con una efficace interazione tra la domanda di sicurezza, espressa dai cittadini, dai turisti e dalle imprese e l’offerta di sicurezza erogata dalle forze dell’ordine. Sebbene il progetto sia finalizzato alla costruzione di un migliore standard di “sicurezza nel quotidiano”, si possono intuire le positive ricadute a livello superiore poiché un legame di fiducia tra forze dell’ordine e gli operatori economici, aiuta anche a percepire prima gli eventi minacciosi per la sicurezza, garantendo una maggiore tempestività degli interventi.
Se quanto prima rappresenta un mio impegno per il futuro, il presente evidenzia una discontinuità nell’ azione preventiva, in termini di sicurezza, svolta da buona parte della Polizia urbana, che, non per loro scelta, ma su indicazione politica riscontrabile nel capitolo “multe” dei Bilanci preventivi di molti Comuni, deve impegnarsi, per lo più, a “fare cassa”, per raggiungere, in termini economici, i valori preventivamente definiti dal potere politico.
Quindi, poca prevenzione sulle strade se non per multare gli automezzi in divieto di sosta (che in assenza di parcheggi dovrebbero invece essere addebitate a chi non li realizza) o gli “eccessi di velocità” in rettilinei dove è facile superare il limite di velocità cittadino, a fronte di un rischio ridottissimo.
A margine di queste considerazione, credo necessario, far elaborare, collegialmente con i Comuni interessati, un sistema di nuovi parcheggi, a raso, a silos o interrati, da realizzare con il concorso del privato, in aree strategiche. La Provincia deve farsi promotrice dell’ iniziativa, sia per la programmazione degli interventi sul territorio, sia per concorrere nella loro realizzazione.
Qualche risultato soddisfacente, contro l’ abusivismo commerciale, si è ottenuto grazie al coordinamento delle varie forze dell’ ordine, compresa la Polizia urbana, ed alla ripartizione in aree di competenza dei rispettivi interventi; ed è su questo procedere che si devono concentrare gli sforzi e le volontà: volontà però che i Comuni, ed oggi anche la Provincia se fosse riconfermata la Presidenza uscente, non sempre riescono ad esprimere per i noti condizionamenti politici di Rifondazione comunista, oggi in maggioranza anche in Provincia.

Come Presidente della Provincia chiederei la convocazione del Comitato per l’ ordine e la sicurezza pubblica, per riattivare quelle specifiche iniziative di coordinamento, sia come momento di presenza preventiva sul territorio, oggi sottodimensionato, sia a tutela delle realtà commerciali e lavorative in un momento in cui il turismo ed il commercio, nel contesto generale della nostra economia, di certo non brillano come dovrebbero.

Inoltre ritengo che per rialzare il grado e la sensazione della “sicurezza”, sia necessario,
nell’ immediato, affiancare nelle città della provincia, più a rischio, al poliziotto ed al carabiniere di quartiere, anche il vigile urbano di quartiere, che conosce la città e che può essere di valido aiuto nella prevenzione.

Vivibilità: Immigrazione ed extra comunitari:
Sì agli extra comunitari in regola con il permesso di soggiorno, e quindi con tutti
i requisiti che le stesso impone (casa e lavoro); no agli extra comunitari irregolari frutto dei Governi e della cultura del Centro sinistra; sì al solidarismo sostanziale e non parolaio.
Basta con l’ elargizione, con sistemi poco trasparenti, di cospicui contributi prelevati dalle nostre tasse, alle sole associazioni di riferimento del centro-sinistra per iniziative ripetitive, scarsamente utili e che non risolvono i problemi essenziali degli immigrati.
Studiare invece, insieme con le associazioni interessate, tutte, nessuna esclusa, le migliori soluzioni per risolvere i problemi alla radice e consentire una accoglienza ed integrazione, nella nostra società, con le nostre leggi, la più ampia possibile.
In questo quadro sarà mia intenzione anche trovare forme di collaborazione con la Prefettura e la Questura di Rimini, per definire forme più snelle per il percorso burocratico legato alla richiesta e concessione dei “permessi di soggiorno”.
Così come intendo promuovere l’ attivazione di corsi di formazione professionale per consentire agli immigrati già presenti ma rimasti senza lavoro, un loro ricollocazione lavorativa sul territorio in funzione delle domanda lavorativa e solo successivamente, se permane la domanda, aprire a nuove quote di ingresso.

Vivibilità: Protezione civile:
Ritengo che il Piano Provinciale di Protezione civile debba essere non solo
raccordato e ai Piani comunali ma anche ripetutamente verificato sia nei diversi ambiti delle possibili crisi (allagamenti, terremoti, frane, smottamenti, danni ambientali, ecc.) ma anche sull’ uso dei diversi materiali ed attrezzature, dove la modernità della tecnologia e della meccanica, è un elemento sempre vincente.
Parimenti ritengo necessario, che la Provincia debba operare presso le istituzioni pubbliche, statali e locali, perché si possa realizzare, fin da questa e per le prossime estati, l’ apertura di distaccamenti estivi Vigili del fuoco sul territorio, con l’ utilizzo di personale estivo, da reperire tra le maglie della protezione civile, con forme reciproche di collaborazione convenzionale e previa opportuna, efficace ed efficiente. formazione professionale,

C) ECONOMIA

Economia: turismo.
Se i turisti scelgono altre spiagge invece di quelle riminesi è necessario capirne i motivi!
Il successo del turismo della nostra riviera, dipende per buona parte da una serie di componenti che, se “fanno squadra”, producono effetti positivi; se, al contrario, si affrontano singolarmente, rischiano di non essere efficaci: la qualità dell’ ambiente e di conseguenza anche dei servizi che vengono offerti al turista e quindi della vita, sono alcuni elementi vincenti.
Sullo stato del mare, sugli inquinamenti dell’ aria ed acustici, sulla qualità della vita nelle nostre Città (e quindi viabilità, parcheggi, TRC, sicurezza, ecc), componenti essenziali al Turismo, ho già espresso la mia analisi/proposta nei Capitoli precedenti ai quali aggiungo:
l’ urgenza del recupero e rilancio delle nostre spiagge e dei nostri alberghi (destinando allo scopo finanziamenti pubblici) ed un rinnovato coordinamento e rilancio della promozione della nostra riviera e del suo entroterra, sia all’ interno del nostro Paese che all’ estero.
Occorre ricostruire, tutti insieme, un “prodotto da vendere” fatto di qualità e convenienza.
Perché questo accada dobbiamo sostituire la Presidenza della Provincia e molti Sindaci incapaci e responsabili dell’ attuale “sistema babele”, nel quale si trova il nostro turismo, dove linguaggi diversi e contradditori prevalgono non solo tra Provincia e Comuni, ma anche tra Comune e Comune ed anche all’ interno delle singole maggioranze di Centro sinistra: tutto questo genera insicurezza degli investimenti quando invece investire ed innovare, in un quadro di regole certe, è
l’ altro elemento necessario per ricostruire il nostro ruolo in Europa e rilanciare il nostro turismo.
Per realizzare tutto questo, ritengo necessario portare su uno stesso tavolo tutti gli attori interessati, i Comuni e le diverse associazioni di categoria, per cercare collegialmente, una linea di politica-amministrativa condivisa, che dia a tutti le stesse certezze, che invogli gli investimenti e quindi produca innovazione, in una rinnovata opera di rilancio di tutta la riviera ed entroterra riminese e con essa di tutto l’ indotto che segue.

Turismo verde
Un ruolo altrettanto importante nella risposta turistica delle nostra Provincia, credo lo possono esercitare anche le strutture alberghiere attente non solo a soddisfare le esigenze del cliente, ma ad ospitarlo in un ambiente sempre più sano e accogliente.
Per promuovere e facilitare la diffusione di buone pratiche ambientali, credo necessario che da un lato, la Provincia si faccia carico del riconoscere e certificare la “qualità ambientale” della struttura alberghiera e dall’ altro concorra, prima, nella realizzazione di questo percorso, poi a curare la formazione degli operatori e l'informazione sulla “qualità ambientale” delle strutture turistiche certificate.
Un intervento questo che potrebbe costituire un valore aggiunto alla nostra offerta turistica.

Economia ed aeroporto
E’ mancato un indirizzo politico ed un intervento amministrativo capace di far recuperare all’ Aeroporto, quel ruolo che gli compete in un sistema turistico come quello riminese: solo la chiusura temporanea dell’ aeroporto bolognese ha dato una pur minima visibilità, fittizia e temporale, senza però porre sufficienti garanzie per il suo futuro.

Economia: Cultura
Manca una Politica culturale provinciale che inizi a pensare “in grande” e che, oltre al recupero dei teatri (molti ancora attendono) definisca anche un percorso culturale provinciale d’ intesa con i diversi soggetti pubblici e le realtà associative private.
Recentemente il Prof. Zamagni indicava nel Distretto culturale riminese, una ipotesi, per pensare a nuove sinergie tra la Provincia, i Comuni, le Università (quelle che hanno facoltà specifiche) ed organismi privati, capaci di promuovere, previa la stipula di convenzioni o con forme di gestione dirette supportate da contributi pubblici, azioni ed iniziative culturali, articolate sul territorio.
La cultura ed il suo sviluppo, a se stante o abbinata al Turismo, in attività ben definite inserite nel comparto culturale-turistico-alberghiero, può produrre ricchezza aggiuntiva e sviluppo economico; ad esempio, non credo sia impensabile, un centro culturale ed una scuola ad esso collegata, dove si studi il “fare cinema”, legato alle figure storico culturali illustri, quale per esempio Fellini.
Il nostro territorio (entroterra e città costiere) è ricco di beni di interesse storico, culturale ed artistico, oggi appena considerati da chi ha governato la nostra Provincia e le sue Città.
Il tutto deve essere inserito a pieno titolo in percorsi da rendere noti al turismo specifico del settore; economia, bellezza e cultura, sono elementi da valorizzare e la Provincia investe troppo poco in questa prospettiva che invece ha grandi potenzialità per entrare a pieno titolo nel sistema produttivo.

Un discorso a parte merita il nostro sistema Universitario.
Necessitano, al nostro Polo universitario, risposte politiche urgenti per consolidare l’ esistente e nel contempo promuovere il suo futuro, nel quale vedo la sua autonomia da Bologna (la Regione Romagna potrebbe essere determinante in questo percorso) come condizione necessaria per pensare ad un Centro universitario di dimensione europea con “alleanze” strategiche da definire in Europa; ma vedo anche la necessità di ridefinire un rinnovato ruolo attivo dell’ Università, come elemento che, fin da oggi, sia maggiormente partecipe allo sviluppo del riminese: la risorse umane, che l’ Università forma, fatte di conoscenza, intelligenza e capacità, non deve emigrare perché nella nostra Provincia non trova le condizioni per una attività lavorativa corrispondente agli studi fatti.
Il nostro territorio oggi, presenta a queste richieste, una risposta debole ed insufficiente!
Ed è in questo cammino che la Provincia deve esercitare, assieme all’ Università, quel ruolo di indirizzo degli studi finalizzati, anche, ad uno sviluppo economico che tenga anche conto ed “utilizzi” le risorse umane che la nostra Università “produce”.
Stesso discorso vale anche per i servizi agli studenti che ancora oggi attendono risposte qualitative e quantitative, alle cui definizioni la Provincia dovrebbe concorrere maggiormente.

Economia: Industria ed artigianato
Nella globalizzazione del sistema economico e nella crisi dell’ economia europea e mondiale, dopo l’ 11 Settembre, il nostro Paese è riuscito a contenere i danni che con altri Governi del Centro Sinistra, sarebbero stati senza dubbio, maggiori; e questo grazie al nostro sistema economico e
all’ impostazione liberal-democratica che è stata data al lavoro, riducendo, pur nelle difficoltà complessive, la disoccupazione e, nel mondo dell’ economia, contenendo le spinte concorrenziali che provenivano da altri Paesi.
Purtroppo lo stato dell’ economia della nostra Provincia, come già dimostrato nei capitoli precedenti, è peggiore di quello delle altre Province emiliano-romagnole.
Quindi, in un contesto nazionale uguale per tutti, se questo accade, vi devono essere necessariamente elementi che contribuiscono a produrre queste negatività.
La recente analisi fatta dall’ Università di Bologna, precedentemente richiamata, evidenzia nella propensione al gestire il quotidiano, senza prospettive o programmi innovativi e la ridotta collaborazione tra diversi soggetti pubblici ed economici interessati, una delle cause determinanti e indica la necessità di passare “dal sistema” a “fare sistema” cosa questa che, come già detto, oggi più che una strategia si riduce ad essere un semplice slogan.
Ma un ulteriore elemento caratterizza le difficoltà nella elaborazione di una programmazione provinciale e comunale che purtroppo diventa in questo contesto, un elemento fortemente condizionante: il conflitto politico all’ interno della stessa maggioranza di governo della Provincia e delle nostre Città che porta malessere ed incertezza agli investimenti.
Come non ricordare i ritardi amministrativi nella realizzazione delle infrastrutture, che rappresentano un chiaro indice di incapacità amministrativa, che si evidenzia ancor di più, quando scopriamo che nemmeno situazioni economicamente favorevoli e sinergiche tra loro (come ad esempio la disponibilità della Fondazione Carim) riesce a produrre gli effetti che la Città attende.
Restano urgenti le realizzazioni delle infrastrutture, essenziali per uno sviluppo armonico, sociale economico e produttivo, quali la viabilità, il rilancio aeroportuale, il palacongressi,
l’ auditorium, ecc.; sono risposte che non possono più attendere.
Nel settore pubblico, ad esempio gli sportelli unici, meritano maggiore attenzione e riqualificazione: occorre attrezzarli tecnicamente e organizzativamente, per snellire i tempi delle procedure amministrative; deve essere sostituita l’ attuale cultura del “funzionario pubblico”, con la cultura della condivisione e della collaborazione tra privato ed ente pubblico che deve predisporre tutti gli strumenti tecnico-amministrativi e territoriali, urbanistici, viari, ecc. per richiamare e favorire nuove richieste di insediamenti per una nuova produttività, che porti aumento dell’ occupazione, del reddito, del benessere sociale.
Basta con una burocrazia che frena!
Basta con chi non è stato capace di cancellare questa burocrazia: si devono ridurre i tempi di attesa, con convenzioni specifiche con gli organi che hanno competenza in materia, (Vigili del fuoco, AUSL, Sovrintendenza, ecc.) e con l’ utilizzo di rete telematiche, creandole dove non sono ancora presenti, con l’ intento di trasformare gli sportelli fisici in sportelli virtuali più efficienti.
E, per ultimo, individuare forme di silenzio assenso, dopo un periodo di tempo ragionevole di attesa.
L’ inefficienza della Presidenza della Provincia uscente, la si avverte ulteriormente anche nella
annosa richiesta inevasa, di aree disponibili per un nuovo sviluppo: quando le Associazioni degli industriali, degli artigiani ed altri, chiedono aree e queste ancora non ci sono e minacciano di andare in altre località più attente a queste necessità, è solo la Provincia a mancare ad un suo ruolo di coordinamento e di proposta e le promesse, poco prima delle elezioni, assumono connotazioni strumentali.
Cose queste non tollerate dall’ economia che ha bisogno di certezze e dell’ ottimismo della speranza .
Invece, nella nostra Provincia non viene sufficientemente valorizzato il ruolo delle imprese, dove generico è il principio della sussidiarietà che evidenzia le difficoltà politiche delle maggioranze che governano i nostri Comuni e la Provincia dove gli imprenditori, sono “demonizzati” da Rifondazione Comunista.
Sempre in questo quadro, le privatizzazioni, che potrebbero rappresentare un ulteriore elemento di sviluppo, di fatto non trovano una loro realizzazione: ad esempio l’ Ente Fiera il cui capitale dovrebbe passare al 51% ai privati, come d' altronde Bologna ha gia fatto, a Rimini non trova una sua definizione politico-giuridica e questo impedisce processi economici, riconosciuti validi.
Vanno create le condizioni politiche per migliorare il ruolo, oggi sotto dimensionato, dell’ Università, delle Fondazioni, della Camere di Commercio, degli Istituti di credito ecc. che devono entrare a pieno titolo, nella programmazione economica e sociale del nostro territorio..
I servizi pubblici poi rischiano, in un regime di monopolio che oggi abbiamo (vedi Hera), di condizionare i costi sia delle imprese che dei singoli cittadini (aumento del costo della vita);
al contrario, dovremmo ricercare, dei “costi socialmente protetti” che i Comuni e la Provincia dovrebbero garantire dall’ interno, essendo i maggiori azionisti di Hera, ma anche coinvolgendo maggiormente le associazioni dei consumatori e delle categorie e gli ATO che dovrebbero veramente diventare organi per la regolarizzazione delle tariffe e di controllo della qualità dei servizi, senza alcun condizionamento politico di parte.
Il rilancio della nostra economia, è condizionato da una rinnovata fiducia, speranza, garanzia e certezze degli investimenti: questo è l’ esatto contrario di quello che hanno fatto e stanno facendo, i precedenti e gli attuali amministratori del Centro sinistra che hanno governato la Provincia e le nostre Città.
Per questo è mia intenzione dar vita, immediatamente dopo le elezioni, ad un Tavolo permanente di confronto, che elabori e definisca, non solo politicamente, ma anche operativamente, le procedure, le successioni dei procedimenti amministrativi, il ruolo dei Comuni ed i loro piani di sviluppo e quant’ altro, al fine di sottoscrivere con tutte le espressioni imprenditoriali e sindacali, un Patto per lo sviluppo economico e sociale del nostro territorio, cioè politiche pubblico-privatistiche significative.
Anche all’ Artigianato dovrà essere riconosciuto un rinnovato ruolo di parte attiva
nell’ individuazione e assegnazione di aree di sviluppo a prezzi calmierati, per nuovi insediamenti (sempre promessi ma ancora da realizzare), con una viabilità adeguata, con incentivi, agevolazioni delle fiscalità locale (Tarsu, Ici, Tosap, ecc.), contributi in c/o interessi, capaci, nel loro insieme, di promuovere nuovi e consistenti investimenti, tali da costituire quelle premesse necessarie per lo sviluppo di una economia differenziata ed articolata, con nuove punte di forza e di eccellenza, che è il segreto del rilancio e della continuità delle condizioni del nostro benessere.
E’ ovvio che in tutti questi processi di trasformazione, incentivazione e crescita, la Camera di Commercio di Rimini non potrà non essere un attore importante ed essenziale!

Economia: Edilizia privata e pubblica
Se l’ edilizia privata brilla di un suo stato, favorita dall’ interesse proprio del privato, vi è invece ancora carenza nell’ edilizia pubblica, che è insufficiente alla domanda; a fronte del lavoro dell’ Osservatorio Provinciale del sistema abitativo, occorre rilevare che non vi è una risposta esauriente da parte delle stesse amministrazioni Comunali e Provinciale: basti pensare che ben 2100 domande state presentate nel 2003 e solo 76 alloggi sono stati assegnati.
E’ mancato il ruolo della Provincia nella valutazione dei fabbisogni abitativi e la conseguente individuazione, d’ intesa con i Comuni, degli interventi prioritari da fare sul territorio: a fronte di una domanda forte non può continuare una risposta debolissima a causa dell’ inefficienza politica degli amministratori provinciali uscenti!.

Economia: Cooperazione.
Pur attraversando un momento di profonda trasformazione, nella Cooperazione restano immutati i suoi valori di riferimento ed il suo ruolo di aggregazione di soci–lavoratori, imprenditori ed attori delle loro scelte, che decidono autonomamente, che si riconoscono nei principi della mutualità reciproca e della solidarietà nella società, condizioni queste indispensabili per favorire la coesione sociale come fattore di sviluppo.
Pertanto credo che la Provincia dovrebbe incentivare il proprio rapporto istituzionale con le Centrali cooperative presenti sul nostro territorio, per coinvolgerle maggiormente nelle scelte politiche riferite ai diversi settori, dall’ urbanistica al sociale, dal commercio alla pesca, dall’ agroalimentare ai servizi, ecc..

Economia: Commercio
Premesso quanto già espresso nei capitoli precedenti, sull’ abusivismo commerciale e sull’ opera di prevenzione e repressione del fenomeno, aggiungo che oggi più che di parole necessitano i fatti e se chi ci ha sempre amministrato non è stato capace, nei 5 anni di sua amministrazione, ad attivarli, difficilmente sarà in grado di farlo ora che è condizionato anche da Rifondazione Comunista.

Starà quindi ai commercianti della Provincia decidere se proseguire su questa strada, oppure se votare per il cambiamento!

Passando ai Piani commerciali comunali credo che questi debbano essere raccordati con il Piano Provinciale che dovrà necessariamente tener presente i diversi aspetti legati al commercio fisso, ambulante, pubblici esercizi, spettacoli, Iper, ecc..
La Provincia dovrebbe svolgere un ruolo di coordinamento capace di omogeneizzare la normativa: in questo modo si eviterebbero i diversi “regimi”, con migrazioni da Comune a Comune in diversi orari; si eviterebbe il contrasto tra normative diverse e comportamenti diversi, tra aree limitrofe.
Questa iniziativa dovrebbe costituire un tentativo di portare in discussione, negli organi pubblici competenti, i diversi regolamenti-tipo per il commercio al fine di facilitare i rapporti con i funzionari della Prefettura, dell’U.S.L. e del Comando Vigili del Fuoco e delle diverse polizie urbane per quanto di loro rispettiva competenza..
E’ scontato che tutto questo non potrà avvenire che con la condivisione da parte delle associazioni di categoria dei settori interessati.

Economia: Agricoltura, allevamenti zootecnici e macellazione
L’ agricoltura nella nostra Provincia, pur avendo grandi potenzialità imprenditoriali e sociali, non solo non riesce a garantire tranquillità ai lavoratori–imprenditori agricoli, ma è anche carente nel rapporto tra agricoltore-consumatore.
Ed anche i recenti tentativi di ridefinire un rapporto tra il rilancio della campagna, legata alla valorizzazione dei suoi prodotti tipici, rappresenta ancora un tentativo marginale rispetto le reali potenzialità che ha il settore.
Occorre individuare le azioni concrete da porre in essere, per definire e rendere operativo, con il concorso di tutti, pubblici, privati ed organizzazioni di categoria, l’ idea di un “progetto di rigenerazione” dell’ agricoltura nel nostro territorio.
Manca un “sistema agricoltura” che tenga conto del rapporto vincente che nasce dalla qualità del prodotto, dalla promozione del localismo (origine controllata) rintracciabile dall’ etichettatura, da azioni mirate con il commercio e con il consumo.
E’ ancora sottovalutato il rapporto “agricoltura e viabilità rurale”, che non può essere solo il frutto di una più o meno, ricerca di ottimizzazione negli ambiti comunali, ma che deve anche rappresentare uno sforzo nell’ individuare i collegamenti di competenza “provinciale” tra Comune e Comune, al fine di definire percorsi finalizzati a progetti di valorizzazione (anche legati all’ agriturismo) di intere aree.
Credo altrettanto importante attivare forme di collaborazione reciproca tra Provincia ed agricoltori, per definire attività proprie dell’ esperienza lavorativa dell’ agricoltore rapportate alle necessità dell’ Ente pubblico; questo produrrebbe nuove forme di integrazione del reddito agricolo in funzione del benessere sociale e del mantenere realtà produttive sul territorio.
Ricordo ancora che la nostra Provincia, presenta anche un discreto numero di allevatori di bestiame, bovini, ovini, suini, ecc. dislocati prevalentemente nella Valconca e Valmarecchia con caratteristiche produttive sia di livello medio che dell’ azienda familiare.
Purtroppo, dopo cinque anni di promesse del Presidente uscente, come sempre non mantenute, ancor oggi nella nostra provincia non esiste un macello che abbia tutti i requisiti di Legge e di capacità produttive soddisfacenti.
Il palliativo di Riccione, consente una prestazione che, se pur utile, è prevalentemente limitata ai produttori “casalinghi” e non soddisfa la produzione industriale che impone l’ uso di strutture del Pesarese, con costi aggiuntivi dovuti al trasporto del bestiame, con ricadute sul costo della carne.
Sembra che un progetto esista, che sia stata individuata una area, che i finanziamenti siano stati concessi, ma ancora prevale il nulla, contro le Province limitrofe che invece dispongono di diversi mattatoi!
L’ assenza di questa struttura, oltre che essere l’ ennesima dimostrazione della incapacità amministrativa della maggioranza di Centro sinistra uscente, rappresenta anche un’ ulteriore ostacolo a rendere disponibile e commerciabile una carne di qualità “romagnola”, d’ origine controllata, garantita da produttori, agricoltori ed allevatori, locali.

E’ mia intenzione prender subito coscienza del problema ed attivare tutte le iniziative già in essere e nuove, perché anche la nostra Provincia disponga di un suo macello, nonché studiare, con le associazioni di categoria, forme di incentivazione sia della produzione locale che della sua macellazione, sia con contributi a capo di bestiame prodotto nella Provincia, sia in funzione chilometrica, riferita al trasporto dal luogo d’ origine al macello.

Per ultimo concludo ricordando l’ esigenza, ancora sottostimata, della tutela delle produzioni agricole rispetto il crescente fenomeno dei danni prodotti dalla fauna selvatica (basti pensare ai cinghiali a Torriana, Poggio Berni, Montefiore, ecc.) alle diverse coltivazioni.

Economia: Nuove prospettive per l’ occupazione
Credo che nel mondo dell’ innovazione, riferita all’ occupazione, il telelavoro nella Pubblica
Amministrazione e soprattutto nel settore privato, rappresenti una tecnologia innovativa di organizzazione e flessibilità del lavoro che oltre ad offrire nuova occupazione, può favorire anche la qualità del lavoro.
Permette infatti, a chi utilizza il computer come strumento del proprio lavoro, di lavorare da casa (o da un “telecentro”) senza recarsi in ufficio, dando la possibilità di gestire autonomamente i propri tempi ed evitando gli spostamenti quotidiani. I vantaggi sono enormi: flessibilità, difesa dell’ambiente (minore inquinamento e meno auto sulle strade), maggior produttività, aumento della qualità della vita, aumento dell’occupazione (soprattutto di giovani, mamme, disabili, residenti in zone senza opportunità lavorative) ecc.
La Provincia credo debba porsi il problema non solo di diffondere maggiormente la conoscenza e l’utilizzo del telelavoro, ma anche di individuare forme di incentivazione mediante aiuti finanziari propri o regionali e statali, promovendo corsi di formazione (è nelle sue competenze) per dipendenti ed aziende, creare uno sportello informativo efficiente ed efficace che affianchi le imprese nella sperimentazione, far nascere, d’ intesa con le realtà pubbliche e private delle zone, un “telecentro” in Valconca ed uno in Valmarecchia per permettere, a chi ne fosse interessato, di sfruttare le sue enormi potenzialità.
Questo potrebbe fare della Provincia di Rimini un centro di “eccellenza”, che utilizza le nuove tecnologie per aumentare il benessere dei cittadini e la produttività per le imprese.

Economia: sport e nuovo stadio di Rimini
Credo che lo sport nella Provincia debba avere una maggiore attenzione non solo come attività promozionale e dilettantistica, ma che disponga anche di strutture con tutti i requisiti tecnici tali da soddisfare anche confronti agonistici, nazionali ed internazionali.
La Provincia di Rimini ed i suoi Comuni, visto anche l’indotto che lo sport può portare al turismo (e quindi alla nostra economia) che potrebbe ampliarne la sua stagionalità, devono anche in questo, incominciare a pensare e lavorare “in grande” e l’ ipotesi della nascita di un Villaggio dello sport, con annessa scuola-campus di grado universitario, che tenga conto e consenta, tutte le maggiori discipline sportive, sia a livello dilettantistico che agonistico, compresa la costruzione per il calcio, di un nuovo Stadio che permetta, per un futuro anche Campionati di serie maggiori, non solo, costituirebbe una iniziativa vincente anche per la nostra economia, ma è la risposta migliore perché la nostra Provincia si riappropri di quel ruolo di immagine e sostanza che le compete per le sue vocazioni, fino ad oggi limitate ed impedite,
dall’ incapacità innovativa dei politici del centro sinistra che l’ hanno guidata fino ad oggi.

Economia e REGIONE ROMAGNA
E’ la storia della Provincia di Rimini, che si ripete!
La nascita della Provincia di Rimini fu altrettanto dolorosa e sofferta: dolorosa per l’ economia del territorio riminese, che per troppi anni fu penalizzata dal prevalere delle scelte di sviluppo economico e sociale, delle aree forlivesi e bolognesi;
sofferta perché i Partiti che si impegnarono maggiormente per la Provincia subirono oltre al danno del ritardo, anche la beffa: chi era allora contrario e si è sempre opposto (il PCI) divenne poi, con i suoi uomini, il principale amministratore pubblico di una Istituzione nella quale non aveva creduto, producendo, di fatto, i risultati che prima ho dimostrato.
Come cercheranno di fare anche questa volta quando avremo, perché l’ avremo, la Regione Romagna!

Tante sono le argomentazione a sostegno di questa proposta: di carattere storico, economico, sociale, territoriale, culturale, produttivo, turistico, ecc..
L’ assenza, per la Romagna, di una sua autonomia politico-amministrativa invece, l’ ha sempre penalizzata in ogni settore; le è stato sempre assegnato un ruolo, voluto politicamente da chi a Bologna ha sempre imposto le sue scelte, di sudditanza e di supporto alle aree forti dell’ Emilia; ruolo e conseguenti risultati che nel tempo, si sono accentuati e peggiorati.

Un dato basti per tutti: il reddito pro capite medio del cittadino romagnolo nel 1970 rappresentava circa l’ 88 % dell’ equivalente del cittadino bolognese. Oggi, trent’ anni dopo, la forbice si è notevolmente allargata a danno dei romagnoli; il rapporto è sceso a circa il 70% con un 30% in meno rispetto al reddito dei cittadini bolognesi.
Ed il reddito costituisce l’ insieme di diversi parametri che rappresentano le condizioni complessive della vita di un cittadino: il lavoro, l’ istruzione, i servizi offerti, le strutture, il sociale, ecc.

Solo la Regione Romagna può riequilibrare questi valori, che vogliono dire, maggiore benessere per i nostri cittadini!.

Sarebbe bene ricordare che la stessa situazione, oggi esistente tra Emilia e Romagna, era presente nell’ Abruzzo Molise e che solo dopo l’ autonomia del Molise, questa Regione fece un balzo in avanti come reddito pro capite, ricchezza e competitività dei propri prodotti sui mercati
Ricordiamo che la Regione Molise (con meno di un terzo della popolazione romagnola) fu voluta dalla sinistra, così come vollero la nascita di 11 nuove province, centinaia di Comunità montane, migliaia di consorzi, ecc.

Perché la sinistra oggi dice di no alla Romagna, contraddicendo la sua storia?
Perché vogliono privare i cittadini romagnoli del diritto del referendum che è la massima espressione della democrazia?

“Non vale nemmeno la pena di parlarne” disse Errani, il Governatore D.S. dell’ Emilia Romagna, ed aggiunse che “ai romagnoli in realtà non interessa”, ma nel contempo fa di tutto perché i romagnoli non possano esprimersi!
E Santi, Segretario Provinciale DS ed il Presidente uscente, DS, della Provincia non gli sono da meno.
Così recitano in diverse occasioni:
“trovo disdicevole l’uso dell’argomento per fini strumentali e demagogici, che finiscono per alimentare sentimenti di “antipolitica”, e quindi “antidemocratici”.
E’ solo la battaglia di un pugno di autonomisti, assunta demagogicamente e strumentalmente dal centrodestra (tutto?), per ottenere la possibilità di svolgere un Referendum.
Già il presidente della Regione Emilia-Romagna Errani l’ha bollata, in maniera secca ma efficace, come una iniziativa “stolta”, cioè poco intelligente.
Non c’è infatti nulla di intelligente nel dividere un territorio florido e competitivo come il nostro, e non c’è nulla di lungimirante nel tentativo di contrapporre la Romagna all’Emilia”
Questo dicono e scrivono i nostri “romagnoli DS”!

Parole di Santi e Fabbri che fanno riflettere e che lasciano sconcertati per la loro palese ed inequivocabile sottomissione al volere del Partito di Bologna, al quale svendono tutto!

Antidemocratico un referendum? Forse solo nel DNA dei DS!
Al contrario, invece rappresenta la massima espressione della democrazia!

E vero, sarebbe stolto e poco intelligente dividere un territorio florido e competitivo; ma la verità è ben diversa da quel “territorio florido e competitivo” che dicono essere la Romagna, che purtroppo non esiste e che viene falsamente ed ingannevolmente presentata dal Presidente DS uscente della Provincia, per il semplice motivo che lo stesso Presidente uscente è tra i massimi responsabili politici di questo stato di cose denunciate da Organi non di parte ed al di sopra di ogni sospetto.

Ed in questo patetico tentativo di nascondere la verità sullo stato della nostra economia che provano anche di inserire ingannevolmente, la nascita della Regione Romagna!

I costi della sua realizzazione, che non erano argomenti di discussione quando il PCI/DS proponeva la nascita di altri soggetti politico-istituzionali, diventa oggi un problema.
Così come subdolamente tentano di inventare il problema campanilistico della “Capitale” della Regione con la speranza di far nascere dualismi e conflitti istituzionali tra le Città romagnole, che frenino il processo di autonomia della nostra Regione Romagna.
Purtroppo tutto questo fa capire come è difficile la battaglia che sta conducendo buona parte del popolo Romagnolo per far valere dei suoi diritti che, ricordiamolo, sono anche diritti costituzionali, anche se fin’ ora negati.
Inoltre, ricordo che la modifica del Titolo V della Costituzione dà nuovi e maggiori poteri politici alle Regioni.
L’ esercizio di questo nuovo potere, più si avvicina alla gente ed alle sue organizzazioni, e meglio si esprime, meglio ne interpreta le necessità, dà più aiuto alle realtà deboli che non sempre, da Bologna, sono riconosciute, e questo a maggior ragione nel Riminese, considerato dai burocrati e dai politici DS bolognesi, il profondo sud della Emilia Romagna.
Ricordiamo ancora che oggi la “Romagna” non ha veste istituzionale, non esiste, non è un interlocutore né del Governo Italiano, né dell’ Unione Europea, né delle Regioni limitrofe: per tutto dobbiamo passare da Bologna, con le conseguenze che oggi conosciamo.

L’ impegno che mi sento di assumere, fin a da questo momento, sia quando entrerò nel Consiglio provinciale di Rimini, sia come Partito che ha presenze in tutti i Comuni della Provincia è quello di dare un forte impegno, prima nella raccolta delle firme per chiedere il Referendum, poi nel far conoscere l’ importanza del Referendum ed infine nel gestire le elezioni referendarie.

Concludo con una domanda che il Presidente della Camera di Commercio Dott. Maggioli ha posto di recente sulla stampa: è possibile che Rimini non possa esprimere una classe politica ed amministratori più grintosi?
Si, può farlo; dipende però dai riminesi sia come singoli che come organizzazioni sociali: ognuno ha gli amministratori che merita; ma si può sempre migliorare!

Mi rendo conto che, il Programma amministrativo che precede, per quanto ampio possa sembrare, non ho toccato tutti i punti che sono di competenza provinciale e sui quali la nuova Amministrazione sarà chiamata a dare risposte; l’ impegno che mi assumo con questa conclusione, è quello di dar seguito alle indicazioni metodologiche richiamate nella prima parte del presente programma: cioè nel lavoro futuro, nella ricerca delle risposte migliori, sarà mia premura coinvolgere sempre i vari attori principali.

Vi ringrazio per l’ attenzione e per una vostra eventuale futura disponibilità ad operare insieme .

Rimini 10 Giugno 2004
                                                                                          Giuliano Giulianini